Descrizione
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Titolo: Histoire des plantes vénéneuses et suspectes de la France
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Autore: Pierre Bulliard un importantissimo botanico, micologo e medico francese del Settecento, noto per aver introdotto e perfezionato l’uso della stampa a colori per le illustrazioni botaniche.
- Anno di pubblicazione: 1784 stampato a Parigi De l’Imprimerie de Monsieur.

Se questo libro fosse stato stampato ai nostri giorni probabilmente sarebbe finito negli scaffali dedicati agli hobby, vicino ai libri di cucina e non lontano da quelli che riguardano le piante in vaso. E non sarebbe per nulla sbagliato perchè proprio questo era l’intento dell’autore, Pierre Bulliard il quale era un medico, ma anche un botanico e pure un incisore; la specializzazione sterilizzata dei nostri giorni era a quel tempo sconosciuta.
Infatti lo scrive subito nell’incipit: << Lo scopo principale di quest’opera è fornire una chiara comprensione di alcune piante il cui utilizzo potrebbe essere fonte di incidenti più o meno gravi; mettere in guardia dal tipo di pericolo a cui ciascuna di queste piante espone; indicare i sintomi specifici di ogni tipo di avvelenamento; e infine insegnare i mezzi più rapidi ed efficaci per porre rimedio agli incidenti causati da piante velenose…»
Pieno spirito illuminista: la scienza deve servire all’umanità, anzi soprattutto al popolo. E infatti continua:
<< Cosa succede quando ignoriamo che non c’è quasi nessuna differenza tra una pianta che usiamo comunemente come cibo o medicina e una pianta che potrebbe essere un veleno mortale per noi? […] Possiamo sospettare che il latte del Tithymales, la linfa dell’alloro, i frutti della Belladonna […] siano tutti veleni estremamente pericolosi?>>
Ed è tanto radicato questo pensiero che proprio nel frontespizio c’è il prezzo dell’opera: 6 lire per il tomo senza stampe e ben 94 con le tavole. Ma era uno sforzo necessario per poter rendere a tutti accessibile la conoscenza e sfatare le leggende contadine che si tramandavano dal medioevo.
Quello che forse nemmeno Buillard si aspettava, dopo tante frasi di chiarimento, è che il libro passasse sotto la revisione severissima della polizia di stato che lo sequestrò temendo che lo studioso volesse insegnare alla gente a preparare veleni per suicidarsi oppure avvelenare gli altri; per i governanti la conoscenza era una cosa pericolosa in mano al popolo.
Io non capisco perché ci debba sempre essere questa nomea della “gente” o anche “popolo” ignorante, cattiva, pronta a fare e farsi male. Per carità, i cretini ci sono sempre stati e sempre ci saranno, ma mi pare che sempre più spesso siano in cima alla catena del potere piuttosto che per boschi a cercar funghi. Comunque, approfondendo poi la mia ricerca, scopro quello che avrei dovuto aspettarmi: la paura della polizia non era tanto rivolta alla possibilità di avvelenare gli altri, quanto all’utilizzo delle erbe per procurare l’aborto.
Insomma, siamo nel 1784, tra cinque anni scoppierà la Rivoluzione Francese, e al momento la polizia lascia correre e il libro viene pubblicato. Del dottore Buillard non si sa nulla altro se non che, rimasto orfano molto presto, morì quarantene nel 1793, forse in un bosco, di sicuro assassinato. Non si sa se per volontà precisa di qualcuno e se nei tumulti della rivoluzione.
Però un libro non è mai solo la storia di chi l’ha scritto, ma anche quella di chi lo ha posseduto; e ciò vale ancor di più per questo tomo in cui ho trovato due fogli scritti a mano, probabilmente nell’800, in cui qualcuno annota cose importanti ma soprattutto la disperazione dei medici nel tentare di recuperare le persone da un avvelenamento da funghi per cui oltre ai rimedi emetici (ovvero la pericolosissima pratica di procurare il vomito) aggiungevano anche
<< Conviene dunque liberarle con i purganti e persino impiegare clisteri di una decozione di tabacco, per far evacuare prontamente ciò che contengono.>>
Come siamo sopravvissuti al mangiare funghi velenosi e poi ai rimedi di una medicina che aveva appena cominciato un percorso scientifico, non lo so, forse però lo dobbiamo a dottori come Buillard, che studiava le piante, le disegnava e faceva stampare due tipi di volumi in modo che anche chi non aveva molti mezzi potesse trarne vantaggio. Credo si chiami bene collettivo.
Per la visione e l’ascolto del libro che viene sfogliato, clicca qui









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