[recensione]

Durante la nostra vita accadono avvenimenti a persone sconosciute che hanno un impatto su di noi. Questo è ciò che avvenne con l’omicidio Calabresi, il 17 maggio di cinquant’anni fa. La società ne ha dibattuto a lungo e al di là della vicenda in sé, drammatica come lo furono quei tempi, c’è un aspetto, che potrei chiamare minuto, che riguarda la famiglia del commissario. Su questo Gemma Calabresi Milite porta oggi la luce con un libro dal sottotitolo “sulla strada del perdono”. Sulla copertina una giovane sposa ride felice mentre tiene per mano un uomo sullo sfondo: “La crepa e la luce” (ed. Mondadori 2022) porta in primo piano proprio lei, una ragazza di 25 anni che rimane vedova con due figli piccoli e uno in arrivo. Lo spaventoso vuoto creato in lei viene descritto in capitoli brevi, con uno spostamento temporale non lineare proprio di chi cerca di mettere in fila i propri vuoti secondo la loro importanza e non la loro progressione. È la storia personale di una donna che è dovuta diventare forte suo malgrado, come succede a tante donne che conosciamo. Perché non solo ha affrontato il dolore di perdere un marito tanto amato, ma poi anche la calunnia che si è abbattuta su di lei e sull’immagine del marito assassinato.
Nel suo viaggio c’è la necessità di tornare ad essere figlia e poi la determinazione a riprendere in mano la propria vita e tornare ad essere madre, in un viaggio fatto, come quello di tutti noi, di tentativi, cadute, risalite, affiancato costantemente dal fatto che la sua felicità è stata stroncata dalla pistola di un uomo e dei suoi complici, in un periodo in cui uccidere faceva parte di un’ideologia che diede forma a quegli anni.
Chi le scrisse “chi la fa l’aspetti” giudicando prima ancora di sapere, non potrà mai sapere che la violenza delle parole è pari spesso a quella dell’azione. Eppure, la foto dell’autrice ormai adulta, è quella di una donna serena, profonda, delicata, che con questo libro ci insegna molte cose che io direi, sono tutte importanti, mentre sullo sfondo restano i violenti, immersi nel buio dell’ombra.
qui sotto una breve intervista che mi è piaciuta molto, perchè lei ha toccato il fondo ma poi è risalita.




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