I've started a lot of talk and I haven't completed any, that sometimes I say I'm tired, actually it's that I'm desperate, superficial and jockey, and writing instead requires dedication and care, that the writing of a post of medium size takes me at least a couple of hours, between throwing it there and then reviewing it, without counting that then I put the photos, auff,

Every week, one happens, and more things happen less I deal with it, and I spend a little evening cooking, or reading, or watching TV, or going to the cinema or I put myself in the bathtub, or I put order in a house that is never in order simply because it has the bad basics. That's why I had to leave the attic, and then I put my hands in the closet, and then in Emma's room, and then in the jewelry, and then in the drawer and then in the library...

I’d have spent at least 20 different stories, if only I had the time to explain it properly, or she had the time to listen to me, but then she was in the middle also the Taliban, like a tir of traverse in full lane, with the head on one side and the body without control on the other, and did not beat us against it many energies, many more than I would have gone,


And although my lady, nothing worthy of note happened to me, certainly around me everything moves, and as today it is St. Francis of Sales, patron of journalists, of the press of writers and authors. Since today I feel a little writer, a little journalist, a little author. As Saint Francis of Sales is also the patron of the deaf and mute. As I feel deaf (near the Taliban, deaf to Zarina, deaf to the reason she always knows what to do) but change no, I'm sorry muta no, I decided to take over the matter and then I came here to tell her that it's okay, well a good thing like it can all go well to me, that is no attempt to kill me, the house is welded, the salary is arrived, I have no pains anywhere, Son plays the piano and Daughter puts the nail polish on the nails

Then I told her, that everything is fine here, all in all, apart from the fact that by ordering in the library I found the love letter J had written to me and that I had hidden and preserved in an inaccessible place at the time when there no longer existed private property. And then I found a Carro sheet, quando in un pomeriggio di sole invernale aveva desiderato aiutarmi, prendendosi a cuore le mie idee, le mie amicizie e una parte del mio futuro. La lettera di J iniziava con “Amore mio, io ” ed era scritta con la sua bella calligrafia leggermente inclinata a destra. Più oltre non sono riuscita a leggere, ma mi ha confortato sapere che non mi ero inventata tutto, come mi era stato detto più volte da altri, e l’incipit di quella lettera mi si è posato lieve nel luogo pulito dove un giorno c’era il cuore.
Con molta cura ho richiuso la lettera e l’ho riposta nella mia scatola dove tengo le letterine per Babbo Natale dei bambini, i disegni più belli di Figlia, qualche lettera e qualche cartolina di cui voglio avere ricordo. Il foglio del Carro invece l’ho preso e l’ho guardato, dalle due parti, non mi ricordavo di averlo messo via, e ho pensato che non meritavo il silenzio che mi è stato riservato e per questo motivo, per spregio, l’ho buttato via, ma buttato via insieme alle bucce di banana, agli avanzi di cibo, ai fazzolettini da naso sporchi.

Nel frattempo Goemon ha sguainato la katana e con un’energia che teneva nascosta si è mossa e ha pianificato cose, svegliandomi dal mio torpore pigro, che avevo cominciato ad abituarmi a una vita piatta, in cui non succede mai veramente niente, se non che ti alzi, fai alzare i ragazzi, vai al Lavoro Benedetto, sbrighi le faccende che vanno sbrigate, torni a casa, leggi e vai a letto.

ed è così che, e mi scusi la premessa assolutamente inutile e sconclusionata, ma è così che ho fatto due cose, che volevo tenerle nascoste e che invece ho deciso adesso di condividere con lei, perché ho bisogno anche dei suoi buoni pensieri e del suo desiderio di vedermi felice.

La prima cosa da raccontare e che volevo tenere per me è che:

– In chat con D’artagnan mi lamento del fatto che la mia macchina fotografica è finita sequestrata da Figlia dopo che Figlio l’aveva usata in gita e l’aveva fatta cadere a terra, rovinando leggermente l’obiettivo, che a volte si apre e a volte no. D’artagnan, a sua volta in chat con un amico mi dice di attendere un secondo e subito dopo, credo principalmente con l’idea di distrarmi esattamente come farebbe con Agata, mi propone un link dove io vado immediatamente e resto inchiodata lì, affascinata dalle foto e impensierita dal prezzo.

Il giorno dopo al Lavoro Benedetto il Maschio Alfa mi fa pressing per avere le cose per il giorno precedente, SUperman mi fa arrabbiare, la Femmina Alfa B non si fa vedere ma mi chiama al telefono, il Talebano mi telefona e si lamenta perché Figlio va in gita scolastica a Parigi senza il suo permesso, fuori fa un freddo dannato e fa freddo da giorni e io andando in bicicletta mi sa che lo accumulo il freddo, arrivo sotto casa ed entro nel negozio, sicura che non avranno la macchina.

Domando sfacciata:
– avete la Fuji x 10?
– certo: una, eccola qua.
Io la prendo tra le mie mani e me la rigiro. Sento che palpita.
– mmm, ma quanto costa?
– 520.
– mmm- dico io.
e penso che in internet ne ho vista una a 525. Luca prende la macchina dalla custodia e me la da.
– devi chiedere al capo.
e mi fa un cenno con la testa alla sua destra, dove, dietro una inesistente porta c’è l’ufficio del capo, una scrivania stretta con un computer per fatture, un mouse, una stampante, una lampadina gialla.
– Chi è?
Grida lui da dietro il muro.
– Sono io!
Grido io da questa parte del muro, mentre mi guardo bene bene la macchina che è di una bellezza, leggera, con quell’aria un po’ retrò…
– ah, il mio amore! Che vuoi?
– Quanto mi fai di questa Fuji x10 ?
– Quanto costa?
continua lui a gridare.
– 520!
dice Luca.
– allora ti faccio 490!
Luca ridacchia godendosi a scena, dentro di me le mani cominciano a riscaldarsi, il freddo è rimasto fuori. Virginia abbassa lo sguardo e borbotta – la volevo io…- mentre continua ad elaborare fotografie con Photoshop.
Mi do un tono, che non so davvero cosa fare. Dovrei tacere. Invece a gran voce domando:
– Posso pagarla a rate?
So che mi dirà di no, mi aspetto che lui si metta ridere e se ne esca dall’ufficio con quell’aria scanzonata, venga verso di me a prendersi un bacio e mi dica, – ma che scherzi?. Mi risponde lui:
– quante rate?
Io penso tra me e me: due.
E dico:
– TRE! Oggi un po’, un po’ a febbraio e i primi di marzo il saldo, con lo stipendio.
– Ok. fatta.
Così, capisce? Così. Senza pensarci troppo, senza dubitare, mi ha detto di sì, sono uscita di casa la mattina rabbuiata e me ne ritorno a casa con una macchina fotografica bellissima, un sogno teconologico. Ho sentito la felicità che scendeva lenta dentro le mie viscere, scorreva verso i piedi, ho respirato a fondo, è mia, me la sono comprata da sola, è mia è mia, posso fare tutte le foto che voglio, è mia, sono felice, sono felice, sono felice.

e questa invece è la seconda cosa da raccontare:

– Sono al Lavoro Benedetto. Sono stanca. E’ venerdì mattina. Giro nella rete, un po’ su Facebook, un po’ su Twitter un po’ su Tumblr. Leggo, mi informo, cerco materiale. Poi incappo in un annuncio, fatto da una postazione prestigiosa. Leggo che offrono uno stage per 15 giorni. Non fanno distinzioni di età, di titoli di studio, niente. Viene solo chìesto di scrivere un breve profilo, senza dati sensibili, solo con una e-mail. Io vedo la corrente elettrica che passa tra i miei polpastrelli e la tastiera. Il Maschio Alfa è nell’ufficio vicino. Non si fa, mi dico, non si fa. Se si fa, prima almeno si domanda. Ti immagini se vinco? Se mi chiamano? leggo velocemente qualcuno dei cv mandati on line. Tutti ragazzi giovani, che da una vita masticano moda, che studiano moda, che vestono moda. Tutti preparati. Io non sono preparata per niente. Il Maschio Alfa risponde al suo cellulare, Gambelunghe al telefono. Non resisto, e sono sorda alla ragione.

Così scrivo:

Buon giorno direttore,
sono una donna adulta (appena compiuti vittoriosamente 46 anni), lavoro nel mondo della moda solo da due anni, mi occupo di comunicazione da 4, di figli da 17 e ho smesso di occuparmi del marito da 3.L’azienda presso cui lavoro ha tre negozi ma è anche importatore unico di un paio di marchi nuovi (4 anni, 8 collezioni + 4 capsul). Mi hanno piazzato qui per affrontare insieme una nuova stagione nel mondo della moda, dove, a detta del mio titolare, tutto è cambiato nel giro di pochi mesi, il tipo di vendita, il tipo di abiti, gli acquirenti, i fornitori. Facciamo da tramite tra le tendenze sempre un po’ troppo avanti e il cliente sempre un po’ troppo indietro. Mediamo tra stilisti e logistica, signore per bene e ragazzine “alla moda” , bilanci da far quadrare e investimenti per far quadrare i bilanci. Insomma, siamo una tipica azienda del nord-est. Personalmente, fuori da qui, gestisco due miei blog personali coperti da nickname: ritengo che la comunicazione sia il più grande dono fatto all’uomo, e mi piace che sia diventata il mio pane quotidiano. Lavorare per Voi, per 15 giorni, sarebbe per me come toccare l’Empireo.
A catena poi, lo sarebbe per le persone che lavorano nel mio ufficio. E poi per i negozi. E poi magari, per altri giovani che potrebbero venire a lavorare con noi. E poi…
Vi lascio il mio nickname, grazie della chance. Superkoars.


Poi il Maschio Alfa è entrato nel mio studio: si è affacciato alla porta per chiedermi se avevamo notizie dei campionari. Ho schiacciato Invio mentre fingevo nonchalance. Lui è rimasto piantato lì un attimo davanti alla mia scrivania. Mi seccava toccare il mouse e chiudere la pagina dove, ormai era pubblica, la mia iscrizione era visibile al mondo. Lui ha esitato un attimo, se sedersi vicino a me o andare. Ha deciso di andare. Io ho tirato un sospiro di sollievo e ho ricontrollato quello che avevo scritto. L’ho copiato e me lo sono inviato alla mia mail personale. Non c’è bisogno che lui lo sappia finché non mi chiameranno. Nel frattempo io mi sento felice anche solo all’idea.

Capisce? San Francesco di Sales, patrono di giornalisti, della stampa, degli autori e degli scrittori. L’anno del Dragone appena iniziato. Lei mi capisce, lo so.

Io, se non faccio così, muoio.
Mi mandi tutti i suoi buoni pensieri va, che mi piacerebbe un casino vincere quello stage, andarci con la mia macchina fotografica Fuji X10, raccogliere materiale per scrivere e poi vivere, vivere, vivere.

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