1743

Autore: padre Giovanni Maria della Torre,

Incisore Filippo de Grado

Stavo coordinando il trasporto, immersa in scatoloni metà chiusi e metà aperti, accaldata e concentrata a dare le indicazioni corrette verificando che fossero comprese ed eseguite. Chi non ha mai avuto compiti di comando non può sapere quanto impegno richieda far fare le cose. Il tutto in un pomeriggio qualsiasi di febbraio dopo aver passato la mattina a scuola.

In quello mi si avvicina la ZiettaP&L (Peace and Love) e mi chiama con urgenza mostrandomi il libretto, aprendone una delle tavole e pretendendo che io smettessi qualunque cosa per dedicarmi alla bellezza del libro. Si chiama disturbo ADHD, cioè disturbo dell’attenzione e nella mia famiglia è stato alimentato con amore sin dai primi giorni di vita anche in chi ne era escluso per natura, ed è una cosa che mi disturba enormemente. Ho preso il libro ringhiando, l’ho buttato in borsa ed ho proseguito nell’organizzazione.

Ci vuole calma per godere delle cose e la ZiettaP&L sa che so essere stronza.

Quando sono arrivate calma e silenzio (o meglio me le sono conquistate) l’ho aperto e studiato.

Non è un libro qualsiasi questo, è un atlante, cioè un libro formato solo da tavole. Manca il frontespizio e la legatura è in pergamena rigida originale, la carta è carta a mano, il periodo è primo Settecento e c’è una nota di possesso, cioè il nome del possessore del libro. Il frontespizio non c’è mai stato, non è che si sia perduto nel tempo.

Il rumore della carta che si apre è un lieve scricchiolio che riempie la stanza silenziosa. Io giro le pagine e apro le tavole. Sono tutte tavole scientifiche, incise con una perizia da gioielliere, stampate da Filippo De Grado su indicazioni di Giovanni Maria della Torre. Ed è qui che parte la storia.

Carlo di Borbone entra a Napoli nel 1734 e diventa re delle Due Sicilie dando un sovrano a un territorio che da oltre due secoli non ne aveva uno. È un illuminista convinto che l’unico modo per mantenere il potere assoluto sia quello di alimentare e sostenere la cultura, ovvero arti e scienze. Fa partire le grandi opere edilizie tra cui il teatro San Carlo, la reggia di Caserta di Vanvitelli, l’Albergo dei poveri. E ovviamente chiama a sé persone importanti.
Siccome poi la fortuna arride agli audaci, giusto quattro anni dopo, a Ercolano si fa una scoperta straordinaria che influenzerà cultura e stile: una città sepolta sotto la cenere. Carlo ordina gli scavi e Napoli diventa una capitale culturale.

Così Carlo chiama, tra gli altri, padre Giovanni Maria della Torre, nobile genovese insegnante di fisica e matematica, il quale gli propone un testo scientifico dal titolo Scienza della Natura. È il 1743.

Ma se a scrivere un testo di scienze può ben funzionare anche solo una penna d’oca e la scrittura a mano che tanto poi verrà messa in stampa, diversa è la questione delle tavole. Queste devono essere scientifiche, precise, chiare. Serve un disegnatore adatto. Ed ecco che Giovanni chiama Filippo.

Filippo è figlio e nipote di incisori fiamminghi, si chiama De Grado perchè il nonno aveva sto cognome che in Italia nessuno capiva, Van Graad, troppo barbaro. De Grado suona molto meglio. Filippo però è il più bravo della famiglia: un vero talento naturale. Il tratto è nitido, leggero, precisissimo. Inoltre è un pignolo non da poco, spesso fa e rifá le tavole buttando via molto materiale costoso, ma è indubbiamente bravissimo.

Giovanni, in quanto sovrintendente alla Stamperia reale, lo convoca nella biblioteca reale, lo fa sedere davanti a se e gli spiega il lavoro.
“Non sono semplici tavole, ma l’idea nuova e folle è di rendere il libro utilizzabile da tutti gli studiosi di scienze, ho già visto una cosa simile, una cosa francese… Capite? “

Filippo non capisce, ma il suo fiuto imprenditoriale gli fa snasare qualcosa di importante.

“Per questo bisogna contenere i costi, – prosegue Giovanni entusiasmandosi ma poco, giusto quello che conviene a un padre- per poterne stampare decine e decine, mandarlo in tutte le università, rendere pubblica la scienza. E sapete  come? “

Filippo non lo sa. Spinge il dorso verso il suo interlocutore, ponendosi ben attento a non perdere nemmeno una parola.

“Facendo tavole piccole! Le facciamo piccole, le ripieghiamo all’interno del libro e ne facciamo un atlante che si possa tenere in tasca, Dio mi perdoni se lo dico ma sarebbe come un breviario per laici, perché la scienza deve essere democratica, la scienza è esattezza delle osservazioni, la scienza ci darà la misura del mondo!”, poi pensandoci aggiunge “e anche la potenza di Dio, naturalmente”.

Filippo è bravo e sa di poterlo fare, ma deve anche mandare avanti una famiglia e una tipografia,  e allora gli risponde: “Il lavoro è ambizioso, con l’aiuto dell’Altissimo mi cimenterò nel farlo, ma avrò bisogno di molto materiale e sarà un lavoro parecchio costoso.”

Tra i due cala il silenzio. Si scrutano e un profumo di carta e inchiostro li circonda. In fin dei conti sono nella biblioteca reale.

Padre Giovanni Maria della Torre conosce le cose del mondo. La cifra richiesta è parecchio alta ma la missione è di fondamentale importanza perchè innovativa. Contratta brevemente sul prezzo, propone un po’ meno monete d’oro e un qualche privilegio. Filippo ha l’acquolina in bocca: non vuole perdere una commissione così importante per il re Carlo, ma comunque rilancia. I due si guardano, si conoscono, ognuno ha le proprie esigenze ma lo scopo finale è uguale per entrambi: rendere la scienza fruibile a tutti, il più possibile. Quindi si stringono la mano.

Tra il 1748 e il 1749 vengono pubblicati i due volumi; questo è uno dei due  e lo potete vedere  nel lungo video un po’ ipnotico di cui metto il link qua sotto. È in condizioni perfette, completo di tutte le sue 31 tavole e con la firma di quello che potrebbe essere il nome di un antico proprietario, qualcuno che di questo libro ne ebbe cura e i cui figli e nipoti dimenticarono in uno scaffale alto tra i libri vecchi che non interessano più finchè un giorno, i nipoti dei figli dei figli dovettero liberarsi di tutto quel ciarpume che appesantiva le loro vite e lo vendettero assieme agli altri libri, libreria compresa, in cambio di un bel mobile Ikea, bianco, pulito e senza polvere. Finché non arrivò nelle mani frettolose della Zarina che lo pose in vendita ma con scarso successo perchè un libro chiuso si confonde e mimetizza in mezzo a bronzi, argenti e stampe e quindi lo ripose in uno scaffale, in piedi tra la saga di Harry Potter e  “I cercatori di ossa” di Michael Cricthon.

E’ arrivato il momento che questo libro parli di nuovo.

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