In spiaggia.

Mi sdraio sul lettino e alzo il predellino che mi fa ombra al viso. Mi accomodo e apro il libro. Dopo poco sento che il suo sguardo si è posato su di me.

Continuo a leggere ma la sua insistenza coperta dal silenzio, mi incuriosisce. Abbasso il libro e mi volto verso di lui.

Lui distoglie lo sguardo fulmineo, prima che io riesca ad intercettarlo. Stavolta lo fisso io: le gambe magre, sdraiato a pancia in giù, un costume a braghetta che gli copre metà coscia, i capelli folti e cortissimi sulla testa tonda. Riprendo il libro e fingo di immergermi nella lettura. Le onde del mare sbattono sulla battigia e schiumano. 

Nn sono una stupida e mi accorgo che lui mi fissa: stavolta, senza abbassare il libro, volgo lo sguardo verso di lui e lui trova il coraggio di sostenerlo.

Ci fissiamo, separati da tre lettini blu vuoti. Io accenno a un sorriso ma lui cambia espressione e mi fissa come se non mi vedesse. Tipico dei maschi, penso io.

Riprendo la lettura ma mi sento il suo sguardo addosso.

Il sole comincia a scottare la mia pelle e mi ricopre di un caldo asciutto che entra nelle ossa e pare allarghi anche il cuore, infondendomi di coraggio.

Chiudo il libro e lo poso a terra. Poi mi volto verso di lui e lo fisso. Diretta, occhi negli occhi e mi accorgo che è una battaglia impari: io sono troppo forte. Ma lui è coraggioso, sembra pavido come tutti i maschi pieni di amor proprio e di rispetto verso le donne, ma in realtà è coraggioso, perchè sono lunghi minuti che mi cerca con lo sguardo.

Lo vedo sbiancare mentre lenta e determinata mi avvicino al suo lettino. Si appiattisce sempre di più sperando che io passi oltre: invece mi fermo, io in piedi lui sdraiato e io sento la paura dell’impossibile, dell’aver fatto qualcosa di sbagliato e non sapere cosa, di aver dato inizio a un movimento tellurico solo con la forza del pensiero.

Lo guardo e gli leggo i pensieri che si affastellano mentre lui cerca di domarli stando fermo immobile. 

Gli dico:

– vieni a fare il bagno con me?

La mia domanda improvvisa scende come uno scroscio, spalanca possibilità inaudite, scuote la noia delle ore passate con i nonni, elimina paure e pensieri contorti, realizza desideri.

Si alza, non mi risponde e si incammina davanti a me: ogni tanto si volta per vedere se lo seguo. È proprio un maschio, penso.

– andiamo al largo? Tanto ho visto che sai nuotare.

Lui annuisce con il capo e arrivato a riva saltella nell’acqua nel tentativo infruttuoso di non bagnarsi.

– hai chiesto il permesso ai nonni?- domando io mentre l’acqua fresca lascia aloni lucidi sulla mia pancia e si accoccola in gocce nell’ombelico.

Lui è colto in fallo, torna indietro saltando veloce sull’acqua, il respiro corto all’idea che i nonni possano dire di no, resti qui.

La nonna invece annuisce, mi fa un cenno con la mano, e lui corre verso di me e ci dirigiamo insieme verso i cavalloni, le onde che mi strappano il costume e io che rido mentre me lo rimetto a posto prima che arrivi un’altra onda.

Lui è vicino a me, ride e salta, e ci allontaniamo dalla vista della nonna che è ritornata tranquilla alla sdraio, e preghiamo il mare che ci dia le onde grosse, che proviamo a cavalcarle, a bucarle, a saltarle, a evitarle, mentre quelle spesso ci colgono di sorpresa ed entrano nella nostra bocca mentre ridiamo, e questo ci fa ridere ancora di più. Abbiamo sette anni entrambi, ma lui non lo sa.

Più avanti, in mezzo al mare, mentre gli tengo la mano e lo trascino a me per andare a riva, lui mi dirà una cosa sola: – sei così morbida… –

Diventerà un grande uomo questo piccolo silenzioso bambino, la cui madre segaligna e solitaria si disperde in mezzo ad altri due figli, uno più grande ed una più piccola, trascurando ed alimentando nello stesso tempo la ricchezza emotiva di Simone.

Mi ci voleva un bambino di sette anni per riuscire a fare un bagno come si deve.


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